Free Blogger Federico Aldrovandi Feu sur la Bengò | Viaggi disordinati

Appunti sparsi di un irrequieto senza fissa dimora

Eccomi

Utente: karestia
Complicato dire chi io sia, ma essenzialmente sono un viaggiatore che spera di poter vedere il piu' possibile, da piu' punti di vista, sotto diverse luci. Vorrei capire. A giudicare ci pensino gli altri.

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giovedì, 24 settembre 2009
Feu sur la Bengò

IV Puntata: Non esistono più le mezze stagioni

Colonna sonora consigliata:
 
Parte I: Radiohead - Fake Plastic Trees-
Parte II: The Beatles - Lucy in the sky with diamonds-
 
Parte I
Inverno: Cronaca di un dolore annunciato
 
11.II.2009 h 12:49 (per ieri notte e per qualche notte fa)
 
Tornando da un seminario sull’incontinenza fecale e da una cena rapida e succosamente grassa all’Hard Rock Cafè di Palma ti trovi a dover scavalcare il corpo avvolto in un sacco a pelo che dorme proprio davanti al portone di casa tua.
Sali le scale, apri la porta, butti le chiavi sul tavolo e osservi la natura morta ammazzata del tuo habitat che ti si para davanti agli occhi.
Pensi che se invitassi quel poveraccio a dormire al caldo, dopo una rapida occhiata alle condizioni dell’appartamento riprenderebbe rapidamente le scale per sdraiarsi al freddo e al gelo.
Lavandoti i denti pensi all’algoritmo decisionale dell’ultima slide e a questi ultimi strani giorni.
Tutti hanno avuto come denominatore comune il pensiero fisso a quel suo rapido e apparentemente inesorabile cambiamento di vedute.
Dopo giorni di tempestose conversazioni, con una certa soddisfazione hai pensato di aver recuperato briciole di serenità e soprattutto di speranza e fiducia per il futuro.
Le ultime conversazioni dicono esattamente l’opposto, parlano di tempo scaduto e di totale assenza di recupero, parlano di soluzioni immediate e forse neanche possibili, parlano dell’assurda fine della ricerca della felicità e di una serie di dubbi che sembrano pendere decisamente più dalla parte del pessimismo.
In tutto questo la cronaca di un dolore, di una pancia, di un paziente, di una notte di guardia nella notte di guardia.
 
23:30
Prostatectomia radicale, II giornata postoperatoria.
Di fronte ad un emocromo e una biochimica normali e un’obiettività non troppo preoccupante pensi di aver risolto il problema potenziando l’analgesia, ti sbagli.
 
05:05
Il trillo del telefono urla nel silenzio, l’anomala lucidità al risveglio ti stupisce e sei sempre più convinto che hai fatto benissimo a scegliere il pesce alla piastra e non i calamari fritti e corrobora le tue ipotesi sulle quali ti sei promesso di cercare evidenza scientifica, della differenza di lucidità al risveglio in relazione alla fase in cui il sonno venga interrotto.
“Ramiro?”
“No non ho ancora preso il caffè ma non credo di essere Ramiro”
“Sei il chirurgo di guardia?”
“In persona, sono Valerio”
“Ah Valerio! ciao sono Rosario come va?” la conversazione sta assumendo un tono rilassato e quasi ti viene da chiedergli come sta e come mai non dorme a quell’ora.
“Scusa ma il paziente di Urologia ha dolori lancinanti continua a gridare che non ce la fa più”
“Salgo a vederlo”
Come i sioux fai tre respiri profondi e giù dal letto prima che ti aggredisca la pigrizia.
 
5:06
Mentre ti sciacqui il viso pensi al fottuto Urologo a casa con la cuffietta e il pigiamino che conta i cateteri per riprendere sonno dopo la pisciatina prostatica dell’alba.
 
5:08
Il metronomo batte… ahi, ahi, ahi…. a un ritmo di circa 60 colpi al minuto.
Sei molto sensibile al dolore e non lo sottovaluti mai, indipendentemente dall’ora, dalla stanchezza e nonostante tutto il paziente in questione ti stia profondamente sul cazzo.
Provi a fare domande sulle caratteristiche del dolore per capirne meglio l’origine, ma il paziente è mezzo sordo e tutto stronzo e sbuffa un simpatico e collaborativo: "..che vuole che ne sappia di queste cose ho dolore e basta”.
Fai un respiro profondo pensi a un bel bar sulla spiaggia con Ippocrate che servendoti il mojto ti ricorda che hai giurato e uno seduto al bancone in camicia verde che ti urla di controllare che il paziente non sia un clandestino.
Provi a ricordare il giuramento e sei praticamente sicuro che non ci fosse scritto non lascerò una testa di cazzo crepare di dolore alle 5 di mattina ma ti fidi del barman e torni alla pancia.
Concludi che si tratta di un difficile caso di dolore diffuso, confuso e profuso e ricordi perfettamente che il testo di semeiotica in questi casi suggeriva: io vado a prendermi un mojito da Ippo….sbrigatela da solo e in bocca al lupo!
Sei convinto, come lo si può essere in medicina, che non sia nulla di grave, il problema è più mentale che chirurgico ma sei stato giustamente educato a non sottovalutare mai quello che dice il paziente e pensi che sia giusto non farsi coinvolgere da opinioni personali potenzialmente poco obiettive.
Sei pronto per la sentenza ti dai un tono e vorresti il rullo di tamburi di accompagnamento, ma ti accontenti del peto del signore del letto accanto e annunci perentoriamente: “Rosario dunque modifichiamo il trattamento per il dolore, ripetiamo gli esami del sangue, cambiamo la borsa del drenaggio, se non migliora lo mandiamo giù a fare una diretta addome e soprattutto auguriamoci che l’urologo stia facendo sogni d’oro!”
 
5:36
Stai cercando di spiegare alla moglie quello che hai visto e come intendi procedere, vieni interrotto da una giovane magra non a caso come una siringa da insulina che si avvicina strisciando i piedi scalzi sul linoleum... piange e tira su col naso... "scusa... due tiri col naso e poi continua... non è che c’avresti un euro..." è cambiata la valuta, ma la parlata sbiascicata è sempre la stessa, "Ho mio padre ricoverato che sta morendo, mi ha chiesto un po’ di limonata, prima di morire vorrebbe solo un goccio di limonata e il distributore mi ha appena rubato l’ultima moneta..."
 L’idea è geniale e la recitazione coinvolgente, non il classico c’ho nonna col diabete o devo comprare il latte o il vecchio gettone per fare una telefonata, qui c’è una storia articolata.
Le dico di aspettare che sto parlando con la signora si fa da parte e continua a tirar su col naso esce il portantino e se la pippa lui.
 
5:40
Scrivi in cartella e richiedi gli esami, con una Rosario in perfetta forma da cefalea che non smette di parlare e a sorpresa ti rivela lo scoop della settimana dicendoti che quella è una bucatina è tutto il giorno che fa così e con i suoi amici prima l’hanno anche insultata.
La ringrazi per l’informazione e le dici che probabilmente non stai morendo ma hai voglia di un caffè e in tasca ti resta giusto un euro, quindi niente limonata questa sera.
 
5:42
Entri nella stanza medici, hai in mano il tuo euro ma a due passi dalla macchinetta ti accorgi dell’infermiera che dorme clandestinamente sulla vostra poltrona Ikea.
Si sveglia e ti fissa come una mucca sorpresa in mezzo alla strada dai fari di un’automobile.
Dovresti accendere la luce, cazziarla e farti il tuo meritato caffè.
Alzi il pollice e fai segno col collo di rimettersi a dormire.
Esci dalla stanza e pensi alla limonata, ma come desiderio da condannato ti sembra meglio la classica ultima sigaretta.
 
5:45
Fa un freddo cane sei appoggiato a fumare su un muro di mattoni e pensi che in effetti una fila di soldati col fucile puntato completerebbe perfettamente la coreografia.
Un vecchio sdraiato a terra continua a tossire e sputare, se non si ripara dal freddo non arriverà alla cozza di pasqua.
Un automatico “c’è sempre chi sta peggio” ti viene ispirato da un signore che passa sacchi della spazzatura da un carrello al cassonetto, una portantina arriva a lavoro in orario da andare a caccia.
La tua prima guardia un po’ di anni or sono fu un vero inferno, successe di tutto ed eri quasi deciso ad andare dal preside a chiedergli se poteva dare una passata di bianchetto sulla scritta medicina e chirurgia e una volta secco ripassarci un bel lettere e filosofia che suona quasi uguale.
Anche quella sera ti toccò tra le varie cose un dolore addominale di quelli che si svegliano col canto del gallo, in quel caso però il paziente era un collega ed era un gran signore e come tutti i buoni se ne stava per andare troppo presto laddove si spera non si debbano più sopportare i cattivi. 
Sei molto cambiato dal tuo primo dolore ufficiale ad oggi, hai chiaramente qualcosa in più sui tuoi polpastrelli esploratori e una visione di gioco decisamente migliore l’unica cosa che è rimasta assolutamente immutata è che quando ti svegliano ti viene sempre una fame fottuta.
 
5:55
Sei nella tua stanza 2 metri per 3 sognando una fantastica colazione con spremuta, frutta tropicale e ogni tipo di delizie dolci e salate, 15 tipi di cereali e soprattutto un caffè con la C maiuscola.
 
6:00
Sei ancora nella tua stanza senza sonno e con tanta fame ad aspettare le 7:30 che apra la mensa e possa mandar giù il tuo abominevole caffèlatte con l’einsaimada ti addormenti un po’ di tempo dopo contando le tazzine con in testa un motivetto...
 
E' assai facile al knock-out,
che ti fulmina sul ring.
Fa l'effetto di uno choc,
e perciò canto così:
"Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh
il tuo bacio è come un rock!"
 

Parte II
ESTATE: The girl with caleidoscope eyes
 
 
Aeroporto di Barcelona di ritorno dalle vacanze, non vuoi credere alle tue orecchie l’I pod offre... ecco la musica è finita, gli amici se ne vanno... hai disperatamente cercato di nascondere proprio come dice Mina la malinconia sotto l’ombra di un sorriso... hai provato a pensare al blog che come il galeone di Dylan Dog non completerai mai, ai filmati delle vacanze da montare, alla preparazione della prossima maratona, tutto per non sentire i tuoi pensieri, i tuoi desideri.
 
In mare alle tre di notte è pura energia ansiolitica, l’acqua è calda come quella dei tropici, il rhum rende ancora più dolce questa fantastica notte di fine estate.
 
Orazio vive dove lavora.
La porta è chiusa, dentro non si vede nessuno e il cartello dice che apre alle 16.00.
34 gradi, provo a rinfrescare l’attesa giocherellando col mio Ipod.
Le 16:10 ancora niente, busso alla porta a vetri.
Asso di cuori su due di picche, un altro giro di carte e sento urlare da dentro... VALERIOOOOO...
Dietro le tendine lo vedo completamente nudo con le braccia al cielo... corre ad aprirmi la porta, un po’ di turisti si fermano increduli ad osservare questo barbiere panzuto in pelotas che apre la bottega. "Como estas... cuanto tiempo! Valerio aparece y desaparece como un fantasma!... non mi dilungo molto sul personaggio.
Uruguaiano, fuma e beve birra mentre ti taglia i capelli, la sua bottega è un cous cous di clienti e gente del paese di tutte le razze che passano da Orazio anche solo per sedersi sul suo divano a vedere la partita, per farsi una birra o per non sentire da soli la noia del Porto.
Matto come un cavallo una delle sue tante massime recita che quando si masturba non pensa di stare perdendo energie ma risparmiando denaro...
 
In queste settimane di fine estate tante cose, tante uguali tante differenti, svegliato all’alba per una constatazione di decesso cammini tra le porte 1 e la 17 degli ambulatori ancora tutte aperte.
Una donna pulisce ogni angolo di una delle stanze, un neonato arabo urla con tutto il suo fiato, non avendo altre armi per tentare di liberarsi dalla morsa di chi lo tiene fermo per visitarlo.
Maria non ti vede sta sistemando farmaci, pinze e bende sul carrello. 
Le sale operatorie da 1 a 4, rumori da officina, colpi sordi che spingono, ruotano spezzano tutto con la scusa di riparare, gli ORCOpedici sono a lavoro.
Gambe larghe e tanto sangue, la 2 ai Ginecologi.
Strutture incomprensibili sullo schermo, l’astratta anatomia degli Otorino.
La 4 è la mia.
 
Tante cose dietro tante ore in ospedale.
Appena consumate le ferie e sei nuovamente in quello stato di confusione e perenne jet lag da turni massacranti, costretto a mettere a fuoco l’obiettivo del cervello solo sul lavoro, il resto della vita scorre senza molto senso e lucidità un po’ come un ippopotamo in tutù.
 
Tante storie nella storia.
Antonia sembra un manga, ha 11 mesi è sana come un pesce e ironia della sorte come un pesce ha un amo ben conficcato nel labbro inferiore.
Urla, nessuno la capisce.
 
Michelle ne ha 42, tanta malattia alle spalle e poca vita davanti.
Nessuno la capisce, continua a parlare la sua lingua.
Si sorprende quando le rispondo in francese, le spiego cosa abbiamo intenzione di fare, mi dice che non vuole più lottare, è stanca e non vede l’ora che tutto finisca.
 
Tante immagini se vuoi vederle.
Luci, ombre, paura, felicità, dolore, sollievo.
Vecchie che sventolano i ventagli sedute al minuscolo tavolino della sala ricreazione della pediatria.
 
Lucy ha 8 anni e poca voglia di svegliarsi soprattutto se glielo gridi in spagnolo, provi a cantarla in the sky with diamonds mentre compili la richiesta che accompagnerà la sua appendice in anatomia patologica, la sala crede sia una buona idea e intona il coro, l’anestesista tedesco dice Pien Pien esta canzion muy Pien!...
 
Karla piange non per il dolore, ma per la sorpresa, vorrebbe che le suturassi la mano, è una collega vorresti accontentarla ma allo stesso tempo riesci a convincerla che le ferite da morso sono tra le più sporche in assoluto, meglio lasciarle drenare e guarire per seconda intenzione, sempre che abbiano intenzione di guarire.
Prova a giustificarlo, i tuoni, l’ho preso per la coda, era spaventato io le dico che o gli trova un nuovo proprietario con una bella casa in campagna o deve farlo secco... mi chiamano mostro e continuano a prendermi in giro per un bel po’.
 
Il matto è steso sul lettino dell’anestesista di guardia, un altro collega, lo visito, esami del sangue, ecografia e in un paio di giorni gli togliamo dalla pancia la sua orribile e infiammatissima colecisti. Era tra quelli che mi sfottevano, prima che lo addormentino gli dico che se le cose si mettono male gli daremo un’altra opportunità abbandonandolo in un campo.
 
Maria tira sui punti e Lucy piange, la colpa la da a lei io non faccio nulla ho solo dato in spagnolo l’ordine per lei incomprensibile di toglierli, mi informo su quale sia il suo colore preferito e lei risponde tra le lacrime pink... minchia pink!
E dove lo trovo un palloncino pink!
E invece in fondo alla scatola abbiamo anche quello rosa.
Ci salutiamo come sempre col pollice alzato e chiede al papà di chiedermi se può fare una foto con me... foto sia Lucy... click!
Questa minuscola inglese mi è stata simpatica da subito, ha la faccetta di una che farà strada!
 
Quattro ore e mezzo immerso nell’intervento, sudore e fatica immersi nel mare della concentrazione. Fai la fionda coi guanti in direzione del secchio, ti strappi il camice sterile e nello spogliatoio ti accorgi che la tua divisa è zuppa di sangue e molto altro, non puoi uscire così a parlare con i familiari. Ti lanci nella doccia fischiettando "Un’estate al mare"...
  
MDC aveva 77 anni più di Lucy, non potevi regalarle un palloncino ma i suoi occhi erano vispi come quelli di una bambina, i suoi reni e il suo cuore purtroppo no, ti sei battuto perché non si battesse sola, con l’aiuto della morfina spero sia andata via in the sky with diamonds... 
Facendo le condoglianze alla famiglia col suo ECG piatto nella mano ti hanno ringraziato tra le lacrime mille e mille volte per tutto... questo caffè non sa di alba.
  
Nella vita le palle bisogna prenderle al balzo come disse il castratore di canguri...
 
 
Picture yourself in a boat on a river
With tangerine trees and marmalade skies.
Somebody calls you, you answer quite slowly,
A girl with caleidoscope eyes.

Cellophane flowers of yellow and green
Towering over your head.
Look for the girl with the sun in her eyes
And she's gone.

Lucy in the sky with diamonds
Lucy in the sky with diamonds
Lucy in the sky with diamonds, ah, ah

Postato da: karestia a 17:50 | link | commenti (12)


Commenti
#1    28 Settembre 2009 - 11:24
 
Che dire dottò...proprio quando credo che la vita mi abbia riservato il peggio, che il mondo vomitevole che abito non merita i miei sforzi, proprio quando insomma sto per gettare la spugna...ecco che arrivi tu a tirarmi su il morale regalandomi nuove prospettive, grazie continua così! ...per tutti, questo blog sta diventando sempre più criptico...oppure io sto diventando sempre più down? ...mah...io chi?...boh!...e tu chi sì? ....cià!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Roland1974

#2    28 Settembre 2009 - 20:15
 
Grazie Robe'!....l'esilio aguzza i sensi! Grazie soprattutto al Karestia senza il quale ...tutti quei momenti andrebbero perduti nel tempo come lacrime nella pioggia...

Visto che ci siamo, in attesa che il Manzo e il Sanka riportino lo scambio di commenti ai consueti livelli da osteria:

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)

Ma chi è sto Neruda?....
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#3    29 Settembre 2009 - 00:00
 
Carissimo fratello,


Devo soltanto fare una precisazione circa il poema che hai citato.
Da anni circola su internet come un poema di Neruda, ma in realta' si tratta di una poesia scritta da Martha Madeiros, scrittrice e giornalista brasiliana ancora in vita.

Il titolo originale e' "A Morte devagar".

Aggiungo qui il testo originale in portoghese.

Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias contradições.

Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as mesmas compras no supermercado. Quem não troca de marca, não arrisca vestir uma cor nova, não dá papo para quem não conhece.

Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida.

Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is a um turbilhão de emoções indomáveis, justamente as que resgatam brilho nos olhos, sorrisos e soluços, coração aos tropeços, sentimentos.

Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos.

Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha graça de si mesmo.

Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar.

Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não é opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da população.

Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo, não perguntando sobre um assunto que desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe.

Morre muita gente lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante. Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações, lembrando sempre que estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar.

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#4    29 Ottobre 2009 - 16:28
 
Effettivamente questo blog sta diventando sempre più criptico, intenso, avulso dalla manovra... me cojoni!
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#5    03 Novembre 2009 - 13:02
 
...leggendo mi viene un'angoscia!, ma la guardi mai un po di sana e noiosa tele? ti annoi mai seduto sul divano mentre pensi che posso fare? beh riposati un po....ma la poltrona Ikea sarà mica la meravigliosa...PONG...? baci
utente anonimo

#6    03 Novembre 2009 - 19:15
 
UNO SLOGAN DI QUALCHE TEMPO FA RECITAVA: LA TV E' LA TV LA VITA E' LA VITA!

Tele = noiosa quasi sempre, sana praticamente mai!
Vita = sana a volte MA PURTROPPO NON SEMPRE, noiosa quasi mai!

sicuramente a mio modo di vedere la tele risulta  molto più falsa e angosciante di una guardia....

la prossima volta che mi chiamano al cercapersone dirò che sto vedendo amigos di maria de filippos seduto sulla mia poltrona EKTORP....non ci ho mai provato!...magari capiscono!....forse effettivamente la vita è più facile di quello che sembra, basta scegliere il programma giusto! who are you? ciaaaooo
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#7    05 Novembre 2009 - 12:40
 
premesso che è più comoda PONG e quando riverrai a casa mia ti ci faccio sedere, io guardo amici e   uomini e donne quando posso li guardo e rido da morire!!! un po di leggerezza non guasta mai!  ....non pensare che faccio solo quello tutto il giorno...guardo anche Gossip Girl e le repliche di Beverly..... e ovviamente Dr.House ...
Ciao Ciao
utente anonimo

#8    05 Novembre 2009 - 14:33
 
Che invidia!!! riesci a ridere con amici e uomini e donne....io con certe trasmissioni riesco solamente a pensare alla Siberia e a quanto ghiaccio ci sia da spaccare da quelle parti!

Non vivo di solo ospedale ma quando ci sono dentro, anche se credo di prenderla con filosofia, ahimè non posso pensare di poter fare sempre quello che mi pare leggero e felice come una farfalla. I miei clienti sono generalmente un pochino più tesi, seri e preoccupati degli ospiti di una crociera. Potrei provare a visitarli vestito da Tarzan....tutto avrebbe un'aria più frizzante! ma non credo gradirebbero!

Fuori dal lavoro se non mi fai entrare da ikea e non mi fai vedere il dr house sono più leggero di una philadelphia light...ciao kaori


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#9    06 Novembre 2009 - 14:24
 
...Bene cara la mia Kaori è vero che sei dimagrito ma insomma leggero come una farfalla ! cmq non è che sto tutto il giorno davanti alla tele....  cmq effettivamente fai piu tu per la collettivita che molti di noi...anzi sicuramente di me! cmq non essere severo ...altrimenti non ti leggo e non ti scrivo piu!!!
utente anonimo

#10    08 Novembre 2009 - 13:17
 
http://www.youtube.com/watch?v=hNiV_pT13ag
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#11    10 Novembre 2009 - 16:39
 
Che dirve? Mi unisco senz'altro al sempre delicato commento del Manzo: Mecojoni!

Leggendo questa specie di PulpScrubs, mi viene da pensare a quanto sarei fortunato se dovessi riuscire a fare il lavoro per cui ho studiato... Niente camici sporchi di qualsiasicosa, il massimo dello stress notturno immaginabile? una serata al pub! Tutto il giorno tra oggetti inanimati, a fare sì diagnosi e scegliere cure, ma senza quel fastidioso orpello del dolore e della sofferenza tra i piedi! Insomma, a meno di non rischiare la psicosi, la vedo difficile scrivere dei racconti su un laboratorio di restauro e conservazione... Peccato, una volta ho preso 8.5 a un tema.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Sanka

#12    13 Novembre 2009 - 09:23
 
..ciao Sanka parli così perchè non hai visto "Notte al museo"!!!
baci
utente anonimo

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