VII Puntata: Appunti prima di partire
La cinta è arrotolata nell'ultimo angolo disponibile della valigia.
Quella valigia da attore di una vita che si sparge al vento in mille stracci ogni volta che qualcuno la svuota in corsa.
Il rituale della preparazione delle giacche, eseguito ormai senza più dubbi, scorrendo delicatamente le mani sui tessuti e lasciando che si adagino su se stessi senza creare frizioni, tensioni.
In sottofondo la voce di quella cantante che le assomiglia, una voce graffiata dall'amarezza di una bottiglia da svuotare.
O forse è proprio lei che ascolto nella mia mente offuscata dai gesti metodici che mi accompagnano verso il viaggio.
È lei che cammina a piedi scalzi fra il bagno ed i vestiti appesi e canta lasciandosi dietro un profumo di suoni che rimbombano solo ora come avvisi ineluttabili di una vita infelice.
I maglioni di lana ed i pantaloni corti si affiancano diligentemente e senza senso in un parallelepipedo che racchiude tutto quello che mi servirà per i prossimi venti giorni.
Rimane fuori il coraggio di lasciare casa, perché stavolta, per la prima volta, sento che casa mia è qui e che dovrò tornare dentro questa stanza senza quadri, con uno specchio lungo appeso troppo in fretta, fra due fotografie di un tango sospeso nel tempo, fra quell'istante in cui l'hai viste in una strada di Baires, le hai volute tue, e l'attimo in cui le hai ammirate appese, soddisfatto, pensando che le sarebbero piaciute.
Mi sento asciutto come cenere tiepida in un camino e vorrei dormire senza sogni, lasciandomi avvolgere dalla totale stanchezza di una giornata di corse infantili.
Il rasoio sul fondo, poi le medicine, le stecchette per i colletti delle camicie.
C’è tutto.
Manco solo io.
Sono da qualche parte a cercare a tentoni un motivo per non scrivere.
E invece scrivo prima di partire, perché solo così riesco a trovare conforto.
Anche stavolta non so cosa mi aspetta e come tutte le volte l'idea mi diverte e vorrei che qualcuno la capisse, che non mi sentissi solo di fronte a questa valigia tanto perfettamente insensata.
Qualsiasi cosa accada, dovrò tornare qui.
E può accadere di tutto mentre corri incontro al passato.
Normalmente si fa il contrario, è il senso della vita, lasciare che tutto scorra, facendo in modo che le memorie si accumulino come gocce di cera alla base di una candela, creando grumi indistinti, confusi.
Ma certe memorie non svaniscono, almeno fin quando qualcuno non soffia forte e la luce sparisce, lasciando che i grumi si raffreddino nel buio.
Fuori c’è un'altra notte che passerà veloce e non inizierà mai, divorata dall'oceano che le scorre sotto.
Fuori c’è un altro viaggio che mi aspetta e non mi lascerà il tempo di pensare.
Poi arriverà il giorno.
E quel senso di paura sarà solo un alone d'umidità che evapora lentamente sul vetro della finestra.