Free Blogger Federico Aldrovandi Viaggi disordinati

Appunti sparsi di un irrequieto senza fissa dimora

Eccomi

Utente: karestia
Complicato dire chi io sia, ma essenzialmente sono un viaggiatore che spera di poter vedere il piu' possibile, da piu' punti di vista, sotto diverse luci. Vorrei capire. A giudicare ci pensino gli altri.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 21 marzo 2008
Divagazioni di un bancario errante

IV Puntata: L’Italia da qui
 
L’Italia da qui sono i miei fratelli.
Uno scappa da un sistema che anzichè premiarlo per essersi laureato in medicina con 6 mesi d’anticipo ed il massimo dei voti, per essersi specializzato in chirurgia generale con l’encomio ed aver fatto centinaia di ore di lavoro non retribuite, sostituendo medici inetti e assenteisti o “Baroni” settantenni troppo impegnati nelle loro cliniche private; anzichè offrirgli un contratto a quattro zeri e la possibilità di avere una vita serena dopo aver imparato ad operare anche nei sobborghi di Parigi, fra colleghi senegalesi e magrebini stupiti che un bianco italiano fosse da quelle parti a farsi le ossa, lo costringe a fare causa allo Stato per non avergli pagato per 5 anni lo stipendio che decine di sentenze nazionali e comunitarie stabilivano fosse equo; lo costringe a scappare amareggiato e con una passione vilipesa, ad abbandonare amici, amori, famiglia, gente da aiutare con la propria professione, per andare altrove a fare soltanto quello per cui ha snervato la sua memoria, la sua intelligenza, la sua voglia di fare su montagne di libri, in giornate in cui, ad essere un po’ meno costanti, avrebbe avuto mille altre occasioni per godersi i suoi vent’anni.
E scappa a godersi il sole di una piccola isola spagnola, a sudare in un’altra lingua, ad operare fra turni sfiancanti, ma finalmente soddisfacenti, libero di farlo, libero di sentirsi se stesso, utile, in grado di aprire il corpo di qualcuno e rimettere a posto il possibile, magari tutto.
Forse tornerà, forse no, ma certo deciderà solo sulla base di quel sacro fuoco che avrà provato dentro in certi momenti.
E sulla base del fatto che, come tutti noi, vorrebbe avere una vita normale con la compagna che da una vita condivide con lui i problemi della comune passione per la medicina.
Paziente e dolce attende novella Penelope il ritorno del suo Ulisse, ma se potesse farebbe a pezzi una intera ASL per riaverlo accanto!
Un altro cresce, velocemente, più di tutti noi.
E si sposa.
Quasi mi commuove quando me lo dice e dopo qualche giorno, mentre ci rifletto, mi rendo conto che forse nessuno di noi, in famiglia, lo ha mai capito bene.
Pensavamo fosse il più geniale, quello con più astuzia, con più potenzialità.
Oppure quello meno costante, l’incontrollabile, l’incomprensibile.
Era solo il più sensibile, quello che aveva dentro più dubbi, più paure, colui che avrebbe avuto bisogno solo di essere più sereno.
Ingiustamente lo abbiamo accusato di non voler crescere, mentre non ci siamo accorti che il suo percorso era soltanto terminato prima e non aveva avuto nessuno ad accompagnarlo.
Poi ha trovato una splendida donna che l’ha preso per mano e ci ha insegnato lentamente a capirlo, ha atteso che anche lui decidesse di non nascondersi più.
Ha sempre avuto intorno gli amici giusti, simili a lui in tante cose, in grado di dargli quel calore spensierato di cui aveva bisogno.
È cresciuto e quasi non lo riconosco, tanto che non so immaginarmi di vederlo nel ruolo di marito.
Ma poi penso a loro due in coppia e mi rendo conto che sarà un bel giorno.
Il più piccolo, quello che rimarrà sempre un bimbo abbronzato in una maglietta bianca piena di ciliegie, ha appena compiuto 25 anni e sta già sfidando il mondo del precariato al CNR, mentre intanto finisce di prendere la laurea specialistica in una materia di cui non riesco mai a ricordare il nome esatto, ma che in buona sostanza gli dovrebbe consentire di applicare metodi e tecniche scientifiche alla conservazione ed al recupero dei beni culturali.
Decisamente è quello più sveglio, che ha assorbito tutto il possibile delle esperienze dei fratelli maggiori, ha fatto meno errori, s’è sbrigato a fare tutto e continua a macinare tappe.
Avrebbe potuto crescere viziato o frustrato, invece ha più testa di noi tre messi insieme, ha ideali tosti e non pensa minimamente a metterli a rischio.
La ragazza sembra la copia esatta di Audry Tatou nel film francese “Il favoloso mondo di Amelie” e si sono amalgamati talmente bene che riescono ad annullare reciprocamente i difetti dell’altro.
Anche lui cresce, sebbene io non voglia mai ammetterlo.
L’Italia da qui sono i pranzi che mi perdo intorno al tavolo in cui siamo riuniti tutti insieme la domenica, con mia madre che cucina per un marito, quattro figli e quattro nuore: per Pasqua ci vogliono almeno due chili di tortellini, un agnello intero, una padellata di coratella e montagne di dolci e cioccolata.
Mi ricordo di una volta che di fronte ad un ordine di pesce che sarebbe bastato per una caserma, il pescivendolo, scorrendo la lista, s’è soffermato sui tre chili di alici e mi ha chiesto con candore: “Scusa, ma che c’avete ‘na foca a casa?”.
L’Italia da qui è quella dei litigi extraparlamentari dei politici, di cui ti arriva un’eco distante, smorzata dal fatto che non sei costretto ogni giorno a vedere le faccie, ma ancora sufficientemente nauseante da farti quasi appassionare alla politica statunitense: m’interessa di più lo scontro Obama Vs. Clinton che non la pietosa contesa fra Topo Grigio e l’Onano di Arcore.
L’Italia da qui sono i processi o le inchieste di Cogne, di Erba, di Gravina, di Perugia: sa sud a nord il voyerismo nazionale non si ferma di fronte a drammi privati o scandali pubblici e appena si può se ne parla, tanto per fare in modo che ci si confonda su cosa è davvero grave e cosa invece serve a distrarre.
Qui ogni tanto c’è il ragazzo esaltato che spara nel college, i processi scandalo sono passati di moda e a parte una cantante ex bimba prodigio alcolista e tossicomane a cui sono stati tolti i figli, nessuno riesce a scatenare l’interesse mediatico in un processo davvero interessante.
L’ultimo è stato O.J. Simpson e poi il nulla!
A parte lo stesso O.J. Simpson che s’è fatto beccare di nuovo per aggressione a mano armata e tentata rapina!
Ve lo immaginate un ex eroe sportivo nazionale, tipo Paolo Rossi o Ciccio Graziani, che entra in una camera d’albergo di Venezia e, armato fino ai denti, rapina gli avventori del Casinò locale?
L’Italia da qui sono anche certi programmi televisivi che girano da queste parti: qualche sera fa ho assistito ad un appassionante seminario intitolato “Un colon attivo è il segreto di una vita felice?”.
Ovviamente le disquisizioni erano di livello scientificamente prossimo a quelle che il Dr. Frankenstein poteva avere con il suo assistente ritardato, mentre la conduttrice bellona con la chiappa che faceva capolino dal tailleur, sorrideva imbarazzata per aver scoperto finalmente il motivo della sua infelicità.
L’Italia da qui è anche quello che non succede!
Come non succede di leggere che un politico di altissimo calibro (il governatore di New York) è costretto a dimettersi, dopo aver fatto pubblicamente ammenda, per aver pagato di tasca sua i servigi professionali di una prostituta d’alto bordo.
Figuriamoci!
Per far dimettere Cuffaro c’è voluta una condanna a 5 anni per favoreggiamento di un mafioso e una serie d’interventi da parte degli stessi colleghi di partito imbarazzati dalle sue espressioni di giubilo, altrimenti, fosse stato per lui, avrebbe continuato tranquillamente a governare e ad ingozzarsi di cannoli.
Ed ovviamente nessun siciliano gli avrebbe tirato una sola arancia marcia durante un suo comizio!
Almeno da queste parti li beccano in una camera d’albergo con una prostituta.
Da noi o li trovano per strada con i travestiti (Sircana, portavoce del dimissionario Presidente del Consiglio), oppure in un encomiabile festino in cui oltre alla signorina c’è anche tanta bella cocaina (Mele, deputato UDC che si è dimesso dal partito, ma non da parlamentare).
Ed ovviamente nessun italiano si scandalizza più di tanto.
Sono solo coloro che ci governano e che dovrebbero darci il buon esempio.
Non che andare a puttane sia particolarmente scandaloso, ma almeno poi non tuonate contro la disgregazione della famiglia tradizionale e lo scempio dei valori cristiani.
Di cui a livello personale farei ancor più scempio, sia chiaro.
L’Italia da qui sono i sospiri quasi orgasmici con cui ti rispondono dopo che riveli le tue origini: “OOOHHHH!!!! AAAAHHHHHH!!!! ITALYYYYY!!!”.
È indifferente che siano quei pochi che hanno varcato i confini nazionali per sperimentare una pizza di pessima qualità a piazza di Spagna e rimanere folgorati dal fatto che fosse comunque migliore dei prodotti semisintetici sfornati da Domino Pizza, oppure siano solo quelli che hanno visto un paio di film di Fellini, “La vita è bella” e “Under the Tuscan Sun” mentre s’ingozzavano di hotdog e nachos al triplo formaggio plastificato.
In ogni caso il risultato è lo stesso: ognuno qui vorrebbe andare in vacanza in Italia, chi c’è stato ci vorrebbe tornare, tutti sognano i paesaggi, l’arte, la cucina, le donne, gli uomini, la spensieratezza con cui credono che si viva.
L’Italia da qui è provare un gusto sadico a dirgli che gli spaghetti con le meatballs non sono una ricetta tipica italiana, così come le fettuccine Alfredo o le lasagne parmigiana, e a vederli in preda al panico quando tornano dal ristorante che gli hai consigliato per andare a provare la vera cucina italiana, increduli che per anni abbiano dovuto perdersi certi piaceri estremi.
L’Italia da qui sono gli americani che ci conoscono davvero e che vorrebbero comunque vivere come noi: la moglie di un amico che ha cominciato a parlare di cibo mentre mangia (mi hanno fatto notare in tanti che è qualcosa che solo noi italiani facciamo) e che quando gliel’ho fatto presente mi ha risposto estasiata: “Perchè è bello! Vi godete il cibo pensando a quanto sono buone le cose che avete assaggiato in passato o che vorreste mangiare in futuro! Per voi il cibo è una passione da condividere!”; un’amica carissima che da 15 anni vive a Roma, insegna inglese e preferisce il caos universitario e la precarietà professionale all’asettico, regolamentato mondo di statunitense; la ragazza con cui faceva conversazione Anita, che ora che lei non c’è mi cerca continuamente per parlare in italiano e sognare di quando andrà in Italia la prossima estate.
L’Italia da qui sono gli scali a Monaco, Tbilisi, Monaco di nuovo, gli alberghi, le cene da solo, i biglietti da visita, le connessioni volanti con il portatile, i numeri di telefono che cambiano, i taxi e le valute.
L’Italia da qui sono i pochi giorni che mi mancano prima di attraversare il mare e abbracciare la mia principessa in un mattino in cui l’alba sarà finalmente davvero splendente.

Postato da: karestia a 15:57 | link | commenti (7)