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Complicato dire chi io sia, ma essenzialmente sono un viaggiatore che spera di poter vedere il piu' possibile, da piu' punti di vista, sotto diverse luci. Vorrei capire. A giudicare ci pensino gli altri.
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XIV puntata: Londra in Massachusetts (ho evidentemente controllato lo spelling di massacciussetz)
Con evidente ritardo di qualche settimana dovuta alla sindrome del finesettimanastakanovista che si annida in noi emigranti a NY, vi scrivo qualche (o più) riga su Boston.
La gita comincia alle 8 di mattina a Penn Station, dove io comincio a telefonare all'impazzata a ogni numero in agenda smadonnando tra i denti stile Ringhio: “Ecco lo sapevo, quella ieri è uscita e mo’ me molla su ‘sto bus della Greyhound pe’ 4 ore come una str...” e mentre completo la parola mi fermo alla z, perchè lei, Roberta (la mia omonima), arriva con faccia alla Poltergeist, in pieno post-sbronza, biascicando solo “Acqua...”.
In autobus tira fuori il Mac (“Sai devo finire un lavoro...” ma come fa...? siamo proprio a un ritmo alieno ormai...) io guardo fuori dal finestrino eccitata dal viaggio on the road...: al primo bosco “Che bellooooo, guarda quanto verdeeeee”.... al ventimillesimo bosco “Aho’ che palle ‘sto Connecticut....".
Arriviamo a Boston, due larve.
Prendiamo il taxi per arrivare il albergo?
Si dai, ma ‘sti cazzi.
Risulta che dopo dieci minuti in taxi realizziamo che avevamo girato intorno a un block... brave, brave turiste polle.
Ci rifocilliamo, Roberta è felice trangugiando champagne in poltrona, sotto di lei tutta Boston.
Andiamo in spedizione, Mini Cooper, edifici di mattoncini, lampioni, edera, la perfezione... una piccola cittadella in provincia di Londra.
Poi, nella stradina perfetta, tra i fiorellini perfetti, il cartello perfetto “WALNUT STREET”, si la perfetta Via della Noce, nulla può accadere se vivi in Via della Noce, il mondo ti sorride in Via della Noce, non crescono rughe in Via della Noce, non perdi i capelli in Via della Noce, ma semmai diventi brizzolato e ti dicono che assomigli a George Clooney.
Poi da un finestra non bene identificata: “I am fuck*** killing you!!! Did you here me son of a bi***, I kill youuuuuuahuahirhrihr!”.
Il timbro proveniva da una corda vocale localizzata nel pancreas e rotta a randellate, un grido privo di qualunque umanità.
Noi ferme.
Due altri ignari passanti davanti a noi, pure.
Ci siamo guardati e sono convinta che per 5 secondi tutti ci siamo aspettati lo sparo... 5 - 6 - 7- ... niente.
Silenzio.
Continuiamo a camminare... lentamente... senza dire nulla... Walnut Street, ci manca solo il Pagliaccio di IT a questo punto a Walnut Street.
Ma c’è un gran sole, e si continua fiduciose.
Entriamo in un negozio, la Hyppie ci dice “Venite dal concerto?” ...concerto???
Giriamo due strade e... WOODSTOCK!
Cioè una Woodstock salutista, La Festa della Terra, che preannuncio ai romani non ha nulla a che vedere con la festa del raccolto del Forte Prenestino, insomma niente droga ma cartelli inneggianti al cibo biologico, al Vegan, alle comunità, alle religioni alternative tipo i Jesus for Jewish (Ma si! Poveri ebrei, anche loro vogliono Jesù! Gli appartenenti sono ovviamente dei poveri ostracizzati da ebrei e cattolici, poi parlano di razzismo...).
Roberta è una fan accanita.
Ci fermiamo a vedere 20 esseri usciti da chissà che comunità mezza-amish del mezzo dello Utah che suonano il piffero e ballano in circolo; sorrido a un bel ragazzo sano (che però dovrebbe seriamente ripensare al colore della camicia a scacchi e alla lunghezza imbarazzante del pantalone color cachi) e subito alle mie spalle la findanzata-condor lo abbraccia e marca il territorio con ferocia.
Pare che tra bontà, semplicità, comunità e preghiera si annidino le stesse stronze di sempre.
Siamo fiere, della nostra vacanza salutista!
La sera andiamo a cena a mangiare cozze condite con sabbia e c’è lui: "Peter il barista" italoamericano come mezza popolazione bostoniana, subito ribattezzato per nome e truzzaggine "Pietro Taricone".
E niente più vacanza salutista... ma qui Little Italy è proprio uscita dalla serie dei Soprano (o viceversa ovviamente): fuori dal locale i 4 capoccia controllano lo struscio di persone sul viale, stringono mani, alzano il tono, vestono mocassini neri a pelle sotto pantaloni bianchi e gesticolano mentre parlano in inglese a qualcuno dalla camicia sbottonata alla Tony Manero.
Ma donne!
Venite anche voi a Boston: gli uomini vi guardano!!!!
E capite che ormai tra Barcellona e NY siete entrate senza volere nella spirale gay (quella spirale che ti fa sentire trasparente anche con la migliore delle magliette scollate) e quando ne uscite la vostra autostima saltella impazzita!
Non solo guardano, ma sono belli, di quella sana bellezza americana, me li figuro giocare a football, essere il king del prom, mettermi il fiore al polso... poi fare il trasloco a Walnut Street... brrrrr!
Ma voi che mi conoscete sapete che il mio erotismo è riaffiorato perchè non solo sono belli, vi guardano e sorridono ma... c’hanno tutti un libro in mano a Boston!
Santa Harvard e college annessi, siete ispirazione per anima e corpo!
A Boston, ci sono Mini Cooper, si va al pub, si beve birra e non vino.
A Boston vi sentite vicino Londra, ma non ci siete, non fatevi fregare... lo spirito ammmericano riaffiora subito quando non mi fanno entrare in un locale perchè ho la carta d’identità invece del passaporto!
Perchè?
Risposta: “Come faccio a sapere che non è falsificata? Non conosco i documente italiani”.
Ma perchè se piglio un passaporto e lo falsifico un buttafuori ammmericano alle 4 di mattina sa capire che è falsificato????
Ma poi se falsifico qualcosa falsifico una ID americana, no???
Ma poi m’hai visto in faccia coglione????
Ti sembro sotto i 21????
Un messaggio agli ingegneri: passeggiando per le strade del MIT ho visto la più alta concentrazione di NERDS.
Tutti asiatici poi.
Porelli... noi abbiamo fatto le intellettuali e ci siamo messe a giocare agli specchi deformanti della scritta MIT... nessun commento please.
Baci.