I Puntata: Vini e incontri
Prefazione: Lei è Roberta, la R. cui accennavo nella mia ultima puntata.
Mi ha gentilmente autorizzato a pubblicare questa mail in cui racconta un po' della sua vita newyorkese ed io sono ben felice di ospitarla come prima collaboratrice di questo blog.
Spero che altri prendano esempio e decidano d'impolpare la schiera di chi vuole raccontare un po' della sua vita da emigrato, viaggiatore, nomade o vagabondo.
So che ci sono alcuni che sono tentati dall'idea, per cui fatevi avanti, nessuno vi morde! Buona lettura.
Dopo una di quelle splendide giornate di lavoro in cui vi tartassano di telefonate sempre per le stesse cose... (gli posso confermare il check in alle 7 di mattina? NO! gli posso confermare 50% off sulla tariffa? NO! gli posso dare la suite reale anche se ha prenotato solo una standard? NO! ma porc... comincerò a mettere un filtro sulle mail che cominciano con la parola "posso" con risposta automatica... no!) bueno... dopo una di queste giornate così, passate a essere considerata una stronza, mi sequestrano per un bicchiere di vino nel bar/ristorante/chill out accanto all’hotel, io credo con la subdola volontà di farmi sbronzare e ricominciare con i "posso...?".
Mentre sono lì che mi sorseggio un Ribera del Duero che mi e' costato solo la modica cifra di 20 dollari... ahgggggg... e cerco di decifrare verso che tavoli si dirige il fantastico cameriere che mi ha fatto appena innamorare (e, credo per questo, pagare 20$ per un rosso che a Barcellona ne valeva 5) e allo stesso tempo mostrare interesse per discorsi di pettegolezzo impresariale che mi facevano pensare che forse altri 20$ sarebbero stati spesi di nuovo e molto in fretta... mentre, dicevo, ero intenta in queste molteplici attività, si avvicina prima un tipo in completo nero, occhiali da sole neri (era un chill out con meno luce di quanta ne possano fare 3 candeline Ikea di quelle bianche da "300 in un pacco") e con uno strano affare tipo cordicella arrotolata di quelle dei telefoni degli anni '70 che gli pende da un orecchio, poi un altro, poi un altro uguale ai primi due poi uno che, cazzo, si io quello lo conosco...mentre si avvicina e tutti si presentano realizzo che l'eccitazione generale è alle stelle e tutti mi si piazzano davanti per essere i primi a stringergli la mano e dirgli "Good evening Mr. President!"
L'altro Mr. President, quello democratico (nel senso americano della parola ovviamente), insomma Bill Clinton.
Mentre sono lì con il mio Ribera del Duero tra le mani chiedendomi se sono la unica maleducata che non lo ha salutato, Mr. Clinton, perchè Mr. President mi sembra una cazzata (si la unica...), e mentre pensavo alla voce che gli avevano messo a Striscia la Notizia per prenderlo per il culo mi si avvicina la mia capa sparandomi un discorso a favore dei repubblicani e contro sindacati e comunismo (il concetto americano di comunismo credo includa qualunque forma di giustizia sociale), così passo al terzo Ribera del Duero e mi chiedo tra me e me, mentre lei parla dell'importanza di essere "the best", se Billy Boy ha più avuto il coraggio di farsi fare un pompino senza farsi venire in mente tutto il gran casino creato e perdere l'eccitazione in un secondo... al quinto Ribera del Duero mi sono trascinata verso casa giurando “non più sbronze con quelli dell'ufficio” e dando per completo la colpa a quel cavolo di cameriere londinese che mi ha sedotta con un accento senza gomma da masticare tra i denti.
La promessa (come quasi tutte quelle che ho avuto la stupidità di propormi negli ultimi 10 anni) e' stata rotta la settimana successiva quando tutti, allegramente (e per tutti intendo la casta dei manager... non fate domande vi prego abbiate pietà...) siamo stati invitati in un mega-locale sulla 27sima in cima al grattacielo con terrazza di fronte all' Empire.
Adesso... era gratis... cacchio e chi se lo può più permettere... certo che ci sono andata e di corsa... mentre ero lì a parlare con la mia sales manager preferita (Shereen), libanese e vissuta in giro per il mondo per tutta la vita e che ho scoperto due mattine dopo essere stata fatta fuori dopo 10 mesi di lavoro, mentre ero lì, ancora ignara del suo futuro "trasferimento", dicevo, a parlare di NY e guardare quella vista assurda e immaginarmi King Kong appeso a pochi metri, bicchieri di chardonnay mi sono cominciati a navigare tra le mani (che va tanto di moda a NY, non chiedetemi perchè ma qua conoscono 2 vini bianchi soltanto: chardonnay e pinot grigio che per loro fanno tanto chic tutto il resto e' vuoto assoluto...).
Mi sono resa conto che il mio stato non era proprio sobrio quando all'uscita del direttore generale: “mia figlia ha appeso nell'armadio una lista di tutto quello che vuole fare entro 10 anni e la guarda tutte le mattine" ho risposto "E quando trova il tempo per studiare?", ironia che non e' stata evidentemente colta... 'azz... e quando mi sono ritrovata a mangiare pizzaccia congelata in un bar putrido della 20esima con il direttore food and beverage (di cui non mi ricordavo assolutamente il nome e che continuavo a chiamare per emergenze con un "ehy!") per poi prendere un taxi verso Queens e finire a vomitare dal Queensborough Bridge ognuno dal suo finestrino... molto intimo senza dubbio.
Pensavo a queste nottate un po' buckowskiane mangiando un panino prosciutto e formaggio nella mensa l'altro ieri e mi si siede davanti Jarrett, uno che sembra un bravo ragazzo e anche dotato di un divertente punto di sarcasmo se non fosse che gli eventi lo hanno fatto diventare direttore finanziario e da completamente di matto se uno gli cancella una formula excell per sbaglio (malattie del ventesimo secolo...).
Mentre siamo lì a parlare di non so cosa inizia il tema cinema, al che gli dico che avevo visto un film che mi era proprio piaciuto al Village Cinema e quando dico "si un film indipendente..." fermi tutti: la più rapida trasformazione facciale a cui abbia mai assistito... woooo un film indipendente, prima mi ha squadrato come fossi un alieno, poi mi e' sbottato a ridere in faccia, poi ha cominciato con un po' offensivo (facendo finta di essere offeso): "No sai, scusa se non sono all'altezza ma io solo Hollywood..." ODIO i passivo-agressivi, cazzo!
Così, sicura che tanto avrei cancellato pure sta settimana una formula excell per sbaglio, gli ho sparato un rassicurante: "Guarda che tutti i martedì anche io guardo "House" alla tele" si e' subito rilassato ed il pranzo e' continuato in tranquillità, solo ogni tanto mi sembrava di notare qualche occhiata furtiva di sospetto...
Se vi eravate mai chiesti com'è l'ambiente in un impresa americana a NY (dove si credono più avanti culturalmente di qualunque altro posto al mondo) questo è un piccolo riassunto: nessun laureato americano che abbia conosciuto parla una seconda lingua a meno che la sua famiglia non sia di origine portoricana, dominicana etc...; nessun americano laureato che abbia conosciuto ha mai vissuto all'estero e la stragrande maggioranza alla domanda se fossero disposti a lasciare NY rispondono di no perchè non credono ci sia nessun altro posto bello come NY.
Quando gli chiedi dove altro sono stati... silenzio... manco fino a Boston si sono mossi.
Oggi cominciano le celebrazioni del 09/11.
Ogni tipo di special: uno era intitolato "Come credere in Dio dopo 09/11" interviste a centinaia con familiari di vittime, non uno special di approfondimento giornalistico sulle cause o sugli avvenimenti in sè, solo melodramma.
Detto questo, sembra impossibile ma NY è una città affascinante sotto molti punti di vista a cui vi rimando nei prossimi episodi.