Free Blogger Federico Aldrovandi Viaggi disordinati

Appunti sparsi di un irrequieto senza fissa dimora

Eccomi

Utente: karestia
Complicato dire chi io sia, ma essenzialmente sono un viaggiatore che spera di poter vedere il piu' possibile, da piu' punti di vista, sotto diverse luci. Vorrei capire. A giudicare ci pensino gli altri.

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venerdì, 09 giugno 2006
Diario di un navigante in un paese senza mare

IV puntata: Bellezze da preservare
 
 
Son qui già da più di due mesi eppure non noto in me alcun segno di sofferenza o insofferenza.
Le settimane si susseguono rapidamente, intervallate da giorni di riposo in cui mi godo la città, dai primi tepori mentre mi alleno all’aperto, dal ritorno del freddo proprio quando speravo di aver definitivamente chiuso l’anta dell’armadio in cui ci sono i tre maglioni di lana leggera che avevo portato con me a fine Marzo, con la speranza di aver compiuto solo un gesto di prudenza estrema, di quelli che fanno tanto piacere alla mamma.
Ormai ho preso piede nel circolo festaiolo e divertente d’italiani e serbi che contribuiscono a farmi conoscere locali e luoghi di ritrovo notturno, guadagnandomi sul campo la nomina, puramente di fantasia, a vice-sindaco italiano di Belgrado.
È stata dura, ma attraverso una serie di prove estenuanti, fra cui la deglutizione in una sola serata di una birra da mezzo litro e di cinque coppe di un cocktail dal fascinoso ma mendace nome di “Multiple screaming orgasm”, sono riuscito ad agguantare l’agognata riconoscenza.
In realtà la mia fama si è consolidata anche grazie al fatto che quella stessa sera, al rientro dal locale, abbia passato indenne un controllo di polizia a cui altri avrebbero potuto difficilmente scampare.
Ed il successo in quest’operazione non è ovviamente dovuto a meriti che si possano a me attribuire, anzi, devo dire che ho cercato di fare tutto perchè l’esito del controllo andasse per il peggio.
Infatti, giunto in prossimità del posto di blocco, sono riuscito a notare il poliziotto che m’intimava di fermarmi, ma poi, in preda al panico lucido di chi sa di non poter passare indenne neanche un test etilico settato sui parametri di Bukowski, non ho fatto caso al gesto del medesimo poliziotto che mi diceva di andare, accortosi dell’origine straniera del sottoscritto.
Mi sono allora diligentemente fermato sul lato destro della carreggiata e, per dimostrare che la mia prontezza di riflessi e la mia lucidità non erano affatto intaccate dal baccanale appena conclusosi, sono sceso dall’auto in barba a tutte le normali procedure richieste dalla polizia di tre quarti del pianeta, ed in un perfetto inglese britannico ho innocentemente e diligentemente rivolto un “Good afternoon, Sir” all’ufficiale di fronte a me.
Alle quattro e mezza del mattino.
Questi mi ha fissato negli occhi e fra una bolla di alcool etilico e l’ombra di un calice vuoto, ha scorto nel mio sguardo i segni evidenti dell’ubriachezza, forse appena stemperata dai sintomi di un forte sonno ed di un vago malessere intestinale.
Ha storto il labbro in una smorfia indecifrabile, a metà fra il sorriso e lo sprezzo, con quella sottile tendenza verso la compassione, che per me significava in quel momento la differenza fra la libertà ed una notte almeno in una cella di detenzione del più vicino commissariato di Belgrado.
Non so se abbia davvero compreso il fatto che gli stessi augurando un buon pomeriggio all’alba di un sabato mattina per lui lavorativo, ma sono certo che fosse a fine turno e non avesse nessuna intenzione di stare a verificare quali fossero le procedure per mettermi sotto custodia, per cui mi ha detto qualcosa d’incomprensibile girando lo sguardo e facendo finta che non fossi là.
Sono rimasto per alcuni istanti in attesa di un verdetto di colpevolezza che non avrebbe fatto gridare nessuno allo scandalo nel panorama del sistema giudiziario balcanico, ma poi ho intuito, anche grazie al suggerimento di amici serbi, che dovevo risalire in auto e filarmela il prima possibile, onde evitare che la mia bocca senza controllo producesse ulteriori fonemi in grado di urtare definitivamente la già minata benevolenza dell’agente.
Da quella sera vengo quasi sempre salutato con un corale “Good afternoon, Sir”.
Ma ritorniamo al discorso iniziale.
I pochi connazionali che vivono qui sono tutti più o meno miei coetanei, decisi a rimanere nei dintorni il più possibile ed assolutamente convinti del fatto che si debba parlare pochissimo di Belgrado, cercando di non esaltarne la bellezza un po’ trascurata, la modernità dei locali, il fascino delle donne, nascondendone a lungo la cultura artistica o i pregi gastronomici e non menzionando mai che a Novi Sad si svolge ogni anno il festival musicale più grande e famoso d’Europa, con la partecipazione di centinaia di artisti celebri, di nicchia ed esordienti.
Non vogliono rischiare d’imbattersi, durante la passeggiata sulla bella Knez Mihailova, in comitive chiassose di romani e milanesi che inneggiano cori da stadio o s’insultano a vicenda con un utilizzo sproporzionato della potenza vocale a loro disposizione.
Non vogliono lo svilimento di quegli angoli appartati e intimi in cui si possono gustare ottimi espressi mentre si ascolta il sassofono di uno studente del conservatorio e sperano di non dover fronteggiare l’arrivo di quel triste turismo da marpioni di mezz’età che scavalcano le frontiere per venire a raschiare il barile delle loro voglie con le donne locali, magari aspettandosi da queste atteggiamenti lascivi e quel pizzico di disperazione che li aiuterebbe a superare la loro pochezza di “ominicchi”, non sapendo invece che da queste parti la dignità non se l’è venduta quasi nessuno, le donne serbe, meno che mai.
Di loro posso dire che mi ha sorpreso conoscerne così tante che parlano un perfetto italiano (oltre che un perfetto inglese), che sono tendenzialmente molto allegre, divertenti, curiose, serene.
Tutto ciò, ovviamente, l’ho verificato dopo aver palesato senza mezzi termini la mia natura di uomo felicemente impegnato e riscontrando, in tutte, una sorta di reazione stupita, come se avessero la tentazione di rispondere cordialmente: “Mi fa piacere per te, mio caro sconosciuto con cui sto piacevolmente scambiando due parole, ma anche se non me lo avessi detto non sarei mai stata colta dalla tentazione di andare oltre questa semplice chiacchierata”.
Non che abbiano una stima troppo alta di se stesse ma, come ho detto, la dignità è un carattere distintivo del popolo serbo, magari a volte tanto ostentata da sfociare in una punta di superbia, caratteristica di chi è sempre stato abituato a camminare a testa alta e non ha ancora fatto l’abitudine ai continui inchini richiesti dalla Storia.
So, poi, di andare controcorrente, ma non riesco ad ammettere il fatto che tutti giudichino le donne serbe estremamente belle e credano che la concentrazione di corpi e visi meravigliosi sia più alta che in Italia.
Ritengo che le proporzioni siano le stesse, ma riconosco che qui il problema del sovrappeso è decisamente inferiore rispetto al Belpaese, dato che lo sport è praticato diffusamente, certi vizi alimentari ancora non sono giunti e si cammina tanto perchè la benzina e le macchine costano.
Inoltre la bellezza serba è per noi italiani molto affascinante, perchè pur non essendo spigolosa e fredda come quella nordica o russa, ha caratteristiche che contrastano molto con il fenotipo italiano e quindi gli occhi chiari, i capelli biondi, l’altezza ed il fisico slanciato, lasciano talmente stupefatti che dopo averne incontrate un paio di quelle sopra la media, si è talmente storditi che la capacità di discernere obiettivamente viene definitivamente minata.
E molti, pur vivendo qui da anni, ancora non ci hanno fatto l’abitudine, oppure sono talmente ubriachi di questo tipo di donna da rimanere in una sorta di perenne, inconscia “trance da serba”.
Mi dicono di aspettare prima di emettere giudizi definitivi, ancora devo vedere il centro, poi devo andare in quel certo locale, quindi dicono che dovrò conoscere quel certo giro, infine mi chiedono di attendere di partecipare ad alcune serate estive sui barconi del Danubio.
Tre quarti delle attività menzionate le ho già sperimentate, ma non ho ancora cambiato idea: quelle belle sono splendide, ma ce ne sono più o meno quante in Italia.
Sarò felicissimo di dovervi annunciare un’eventuale smentita.

Postato da: karestia a 09:26 | link | commenti (18)
danubio, belgrado